lunedì, agosto 21, 2006

ARRIVEDERCI PROFESSORE

Non è facile, per me, esprimere in maniera opportuna il saluto ed il ringraziamento ad una personalità tale.
Il professor Giacinto Auriti ha probabilmente tracciato un solco nella storia.
Come tanti altri geni non ha potuto ammirare a pieno, durante la propria vita terrena, tutti i risultati dei suoi lavori.
La perspicacia e la lungimiranza non sempre pagano poichè a volte si vede troppo in là, si tocca con mano quello che alla massa sembra un'utopia.
Nella speranza che le Sue idee vengano comprese al più presto.

Arrivederci Professore.

mercoledì, giugno 14, 2006

Singoli componenti delle collettività nazionali privi di potere

In relazione alle numerose richieste di pagamento, formulate rivendicando la proprietà collettiva della moneta unica europea e il relativo reddito da signoraggio, pervenute alla Banca d’Italia a seguito della diffusione data dai mezzi di informazione alla sentenza del Giudice di pace di Lecce n. 2978/05, l’Istituto informa che la sentenza, avente effetto solo tra le parti dell’originario giudizio, costituisce una pronuncia del tutto isolata, già disattesa dal Giudice di pace di Pizzo Calabro il quale, con sentenza depositata l’8 aprile c.a. e con altre 17 decisioni di analogo tenore, ha ritenuto i singoli componenti delle collettività nazionali privi del potere di agire in giudizio per contestare le pubbliche potestà di emissione della moneta e di gestione del valore monetario.

La sentenza del Giudice di pace di Lecce è stata impugnata dalla Banca d’Italia presso la Suprema Corte di Cassazione, cui è rimessa la decisione definitiva della controversia, che sarà discussa prima dell’estate.

Si informa, infine, che, già prima dell’adozione della moneta unica, la magistratura aveva ripetutamente respinto simili azioni di rivendica della proprietà collettiva della massa monetaria, coltivate nei confronti della Banca d’Italia, quale Istituto di emissione della lira 1 . talvolta condannando gli attori al risarcimento del danno per lite temeraria 2 . In considerazione di quanto sopra, la Banca d’Italia continuerà a respingere le richieste di pagamento del reddito da signoraggio.

Leggi anche: http://www.bancaditalia.it/servizi/edu/signoraggio.pdf

martedì, gennaio 24, 2006

Da "La padania", Il fantasma del disavanzo pubblico

Lo strapotere delle banche centrali sui destini dei popoli
Il fantasma del disavanzo pubblico

Si pensa comunemente che le Banche di Emissione siano istituzioni pubbliche che hanno a cuore gli interessi dei cittadini e che non siano quindi a scopo di lucro. In realtà non si tratta affatto di enti statali ma di società private che generano utili colossali col “prestarci” il nostro denaro, contro la consegna di titoli fruttiferi. Sembra un’assurdità, ma è così che si genera il disavanzo dello Stato, quel famigerato debito pubblico che penalizza tutte le azioni di governo e grava sulle spalle dei cittadini.

Ecco come funziona. La banca - oggi la Banca Centrale Europea, una volta la Banca d’Italia - stampa le banconote e iscrive al passivo nel proprio bilancio il loro ammontare, come se fosse una somma di proprietà della Banca e conferita da questa allo Stato. Allo stesso tempo, dal Ministero del Tesoro la Banca incamera titoli di Stato e iscrive il loro ammontare all’attivo del proprio bilancio.
A questo punto tali titoli vengono “piazzati” (leggi: “venduti“) presso le banche e gli istituti di credito che, a loro volta, li vendono ai loro clienti. Con questa operazione, la Banca centrale incassa subito sul mercato le somme che ha “prestato”allo Stato, il quale poi questi stessi titoli li rimborserà alla scadenza.
Dal canto suo lo Stato (contestualmente alla Banca centrale e per la medesima partita) iscrive al passivo nel proprio bilancio le somme che la Banca gli ha “prestato“, quelle banconote che in realtà appartengono ai cittadini e quindi dovrebbero essere iscritte all’attivo del bilancio dello Stato.

Così si attua la mostruosità contabile dell’iscrizione contestuale al passivo, da parte di due contraenti, delle somme relative alla medesima transazione.
E’ con queste operazioni che si produce il debito pubblico, che per effetto dell’erronea iscrizione in bilancio diventa quindi pari al doppio delle somme transate.
Ma come si è potuti arrivare ad accettare e istituzionalizzare una situazione di questo genere?

La storia comincia con l’abbandono del gold standard, quando nessuna moneta ebbe più copertura aurea. Fu in seguito agli accordi di Bretton Woods e dopo la dichiarazione del 15 Agosto 1971 del presidente degli Stati Uniti d’America Richard Nixon, che a Camp David dichiarò che il dollaro, che sino ad allora era stata l’unica valuta convertibile, non sarebbe più stato cambiato col metallo prezioso.
Ma era già dal tempo della fondazione della Banca d’Inghilterra che le banche centrali, le quali battevano moneta per conto degli Stati, avevano cominciato a introdurre progressivamente sui mercati le monete cartacee (il cosiddetto oro - carta) che di fatto non erano più, come si voleva continuare a far credere, “fedi di deposito“, poichè nei forzieri non esisteva più una quantità di oro corrispondente al denaro circolante.

Si era così prodotto il fenomeno che consentiva agli enti di emissione di consegnare agli Stati la carta moneta, come se invece di essere i cassieri degli Stati essi fossero i proprietari della moneta. Fu così che le banche cominciarono a “prestare”non l’oro o un titolo che rappresentava l’oro, ma della carta stampata, conferita a titolo di “prestito”su cui vanno pagati gli interessi.
La moneta cartacea è moneta fiduciaria, il cui valore cioè non deriva da chi la stampa (la Banca Centrale) ma dalla collettività dei cittadini che l’accetta come mezzo di pagamento, poichè prevede di usarla a sua volta come mezzo di pagamento.
È chiaro che così la Banca centrale lucra indebitamente sia l’interesse sia il valore intercorrente fra il valore facciale (o nominale) delle banconote in circolazione ed il costo tipografico che ha sostenuto per produrle.

Si tratta con ogni evidenza di una struttura iniqua e una prassi che penalizza e affama l’intera società. Ogni emissione produce di per sè un indebitamento e di conseguenza genera la paradossale situazione di deflazione del mezzo di scambio. E’ per questo che i vari esecutivi non riescono mai ad escogitare nessuno stratagemma valido per uscire dalla situazione debitoria endemica.
Il “mercato”dimostra con evidenza le conseguenze: Il pesante affaticamento di tutte le attività produttive e la costante rincorsa della spirale salari-prezzi (scarsi e non remunerativi), che contrappone drammaticamente e spesso con esiti tragici le componenti della compagine sociale (conflittualità sociale indotta).
Viviamo così in una situazione di costante stagflazione, dove la perdita di potere d’acquisto è contestuale alla scarsità monetaria, poichè la moneta emessa è sempre più insufficiente per essere resa alla banca centrale aumentata degli interessi che la banca stessa pretende.
Invano si studiano mezzi per favorire le famiglie e aiutare i giovani. Le stesse forme di pagamento dilatorio concesse per l’acquisizione di beni primari come la casa sono fonte di angoscia per via delle scadenze ineludibili. Si scoraggiano così le attività produttive e si impinguano soltanto gli istituiti di credito.

Questa appropriazione indebita, autorizzata dalle leggi dello Stato con un’operazione che si può, a pieno titolo, definire masochistica, incide su tutte le classi sociali e massimamente sulle più deboli ed indifese, producendo fenomeni esecrabili e tragici di usura e di indigenza ai limiti della sopravvivenza. Lo vediamo ogni giorno di più dalla cronaca che pure mostra solo la punta dell’ iceberg. E’ soprattutto questa situazione disperante che induce al suicidio e alimenta la malavita organizzata e non. (Si sa, la fame è cattiva consigliera)
È straordinario che di questa usura macroscopica nessuno parli. Anche quando si riesce ad intavolare l’argomento con persone che, per titoli accademici o per professione, dovrebbero conoscerlo a fondo, si scopre invariabilmente una incredibile ignoranza oppure una ostilità che non oppone ragioni obiettive nè fatti significativi, oppure infine una reticenza e sufficienza sospette e una neppure troppo mascherata intenzione di depistare o troncare l’argomento. Mai ci è capitato che ad argomenti logici stringenti, si rispondesse con obiezioni costruite logicamente o con fatti assodati e validi a controbattere.
Tuttavia a tutto ciò il rimedio esiste ed è un rimedio che risponde a giustizia e a carità. Si tratta di ristabilire il diritto delle collettività attraverso lo Stato, che può (et ergo, debet) raddrizzare la situazione legiferando in modo da riappropriarsi, in nome e per conto della collettività, della sovranità perduta.
Sussistono, per altro, dei precedenti parziali a questo affrancamento. Lo Stato italiano ad esempio alcuni decenni or sono stampava in proprio, attraverso i Poligrafici dello Stato, la carta moneta nella pezzatura da 500 lire. Esse non recavano l’iscrizione “pagabili a vista al portatore“, e infatti non incrementavano il debito pubblico, ma erano iscritte all’attivo nel bilancio dello Stato. Erano biglietti di Stato.
Anche attualmente le monete da 1 euro e da 2 euro, essendo metalliche e non cartacee, non sono sottoposte al signoraggio della Bce, ma costituiscono un attivo per il bilancio dei vari Stati membri della Comunità Europea soggette all’euro.
Inoltre si sono già avute nel mondo alcune micro economie che, stampando da sè la propria moneta, hanno risolto radicalmente i loro problemi economici. Tale è, per esempio, il caso dell’Isola di Guernsey, la maggiore delle Isole Normanne. Dopo le guerre napoleoniche l’Isola versava in condizioni disperate. Oggi invece è la plaga più prospera del Regno Unito, ad onta delle panie frapposte dalla Banca d’Inghilterra, timorosa che il precedente possa far scuola e sottrarle così quanto lucra dall’attuale situazione di signoraggio.

E’ evidente che, data la mole enorme degli interessi in gioco, occorre una preparazione culturale che informi le collettività affinchè prenda coscienza del giogo che grava sulle spalle di tutti.

martedì, dicembre 20, 2005

BANKITALIA/ADUSBEF: RISARCISCE DOPO AVER PERSO CAUSA SIGNORAGGIO

Tratto da www.virgilio.it
( http://economia.virgilio.it/news/foglia.html?t=2&id=2&codNotizia=11813338 )

Roma, 19 dic. (Apcom) - "La Banca d'Italia ha evitato in extremis, il pignoramento della scrivania del Governatore della Banca d'Italia Fazio,che doveva essere eseguito domattina alle ore 10,00 da un ufficiale giudiziario, per effetto della sentenza, emessa dal Giudice di Pace di Lecce Cosimo Rochira il 15 settembre 2005,che aveva condannato Via Nazionale, a rimborsare un socio Adusbef, per l'illecito diritto di signoraggio,quantificato da una perizia tecnica in 5 miliardi di euro, ossia 87 euro per ogni cittadino italiano residente" lo afferma l'Adusbef in una nota, aggiungendo che Bankitalia ha obbedito alla sentenza "anche se impugnata in Cassazione".

Secondo l'Adusbef via nazionale "ha infatti inviato un vaglia cambiario n. 1698016555 di 276,68 euro (87 euro più le spese), corrispondente all'importo precettato ,a favore di Giovanni De Gaetanis, il socio Adusbef che assistito dall'avv. Antonio Tanza aveva proposto e vinto il ricorso pilota davanti al Tribunale di lecce, che aveva ha dichiarato, seppur in prima istanza,nullo un diritto feudale di signoraggio".

Il signoraggio - spiega l'Adusbef - è un antico istituto derivante dal "sovrano che battendo moneta", ne garantiva il valore nel tempo ed in cambio di quella specifica garanzia feudale. Oggi che neppure le riserve auree garantiscono più la moneta, al punto che è sparita la scritta "pagabili al portatore", è rimasto quel diritto feudale di signoraggio i cui proventi vengono incamerati dalla Banca d'Italia".

venerdì, dicembre 09, 2005

Fine dell'anno...conti pubblici.

Grave apprensione per l’andamento dei conti pubblici dei Paesi di Eurolandia, preoccupazione per il numero e le dimensioni dei Paesi con squilibri di bilancio, timore per il tempo già trascorso da questi stessi Paesi in situazione di disavanzo eccessivo.
.COMMENTO DEL SIGNOR AGGIO.
Uhmm... Sono in apprensione... e sono preoccupato.
Questi cittadini europei è troppo tempo che devono darmi gli interessi per i soldi che gli ho prestato.


Lancia l’allarme la Banca centrale europea nel suo bollettino mensile, affermando che, senza misure aggiuntive, nessuna delle nazioni in disavanzo eccessivo «conseguirebbe i propri obiettivi nominali di risanamento nè nel 2005 nè nel 2006, mettendo a rischio la credibilità del Patto di Stabilità solo poco tempo dopo la sua riforma».
I popoli europei non possono limitarsi a tirare la cinghia...
Oggi possono ritenersi felici che fino alla penultima settima del mese ce la fanno.
Ma noi così perdiamo la credibilità del Patto di Stabilità! Mica micio micio bau bau!!
E vuoi mettere la credibilità del Patto di Stabilità con le condizioni di vita delle popolazioni?


Secondo la Bce, a meno di consistenti misure correttive, in aggiunta a quelle contemplate dalle previsioni della Commissione, tutti i Paesi che hanno registrato nel 2005 un disavanzo superiore al 3% del Pil continueranno a farlo anche il prossimo anno. Tra queste nazioni, inoltre, la Francia e la Grecia mostrerebbero anche disavanzi in ulteriore allontanamento dal valore di riferimento. La Banca centrale aggiunge inoltre che nei Paesi che presentano squilibri di bilancio «il processo di risanamento dei conti pubblici avanza troppo lentamente e vi è un elevato rischio che gli impegni assunti non vengano rispettati».
Quà a meno che non gli leviamo tutti i soldi delle tredicesime con una tassa-Natale...sono ca**i!!!
Tutti continuano a campare sulle nustre spalle! E questo non è possibile... Noi siamo banchieri o apparteniamo al mondo dell'alta finanza, mica giochiamo!
Francesci e greci ad esempio...che hanno combinato? Che si sono comprati???
Come hanno fatto a non farsi bastare i soldi che gli abbiamo prestato???
Questi piccoli popoletti europei... Non possono fare così!!! ..Nel '92 hanno firmato che si sarebbero indebitati perennemente per la modica cifra di tutto il loro denaro circolante (con la clausola di restare con un disavanzo non superiore al 3%)?
Ora che fanno??? Non vogliono lavorare per noi???

La ricetta che Francoforte individua per rimettere questi Paesi sulla strada di una contabilità pubblica virtuosa è molto chiara: no alle misure “una tantum” poiché i problemi di bilancio strutturali che molti Paesi dell'Eurozona si trovano a fronteggiare «non possono essere risolti con misure temporanee», anzi, dice la Bce, rischiano di aggravare i problemi dei governi europei. Per avere margini di sicurezza sufficientemente ampi al di sotto della soglia del 3% del Pil e compiere adeguati progressi verso posizioni di bilancio solide, l’istituto di Francoforte richiama la necessità di un risanamento annuo pari ad almeno lo 0,5% del Pil (sempre al netto di una tantum e altre misure temporanee).
Facessero così: nuovi tagli alle opere pubbliche, qualche tassa quà e là, aumento generalizzato dei prezzi... E' così difficile? Non si può pretendere di essere nostri schiavi lasciandoci solo le briciole!
Quanto vogliono guadagnare questi cittadini europei???
Ci manca solo che qualcuno pretenda di fare il sovrano della propria sovranità...Che idiozia...
Per i governi saranno gravi problemi...Sai le sculacciate che prendono se non si sbrigano a fare qualche manovra in finanziaria...


Partendo dalla constatazione che la maggior parte dei Pesi dell'Eurozona hanno bisogno di «una strategia di riforme profonda e orientata alla crescita» la Bce segnala che, in questa direzione, il controllo e l'andamento della spesa pubblica risultano cruciali. In questa ottica, comunica l'Eurotower, i «relativi meccanismi di controllo potrebbero aver bisogno di un rafforzamento per evitare sconfinamenti che spesso comportano correzioni al rialzo degli obiettivi di disavanzo pubblico».
Questi hanno proprio bisogno di una bella crescita...del debito pubblico.

La Banca centrale europea sottolinea inoltre come la propria politica monetaria rimanga «accomodante e orientata a sostenere in misura considerevole un’espansione durevole e la creazione di posti di lavoro», con tassi di interesse molto bassi, seppur aumentati lo scorso primo dicembre al 2,25 per cento. La decisione dell’aumento dei tassi, sottolinea la Bce, «contribuirà a mantenere le aspettative di inflazione a medio-lungo termine ben ancorate a livelli coerenti con la stabilità dei prezzi». Sulla crescita, la Bce rileva che i dati più recenti e gli ultimi risultati delle indagini congiunturali «indicano un rafforzamento dell'attività economica nella seconda metà di quest'anno».
Sai che faccio? Io adesso li confondo un pò con i soliti termini che ho inventato... tasso di sconto, inflazione, deflazione, pil, risanamento...
Quasi quasi gli faccio anche pensare che creo qualche posto di lavoro. Gli italiani ci crederanno sicuro, quelli pensano che il proprio premier gliene ha creati un milione!!!

Dopo il forte aumento registrato dal Pil nel terzo trimestre di quest'anno, ricorda la Banca centrale, «i dati disponibili segnalano andamenti favorevoli anche nel quarto trimestre». Le previsioni sui prezzi, conclude la Bce, restano comunque soggette a rischi al rialzo connessi alle incertezze sull'evoluzione (e sui rincari) dei mercati petroliferi.
E se tante volte non sapessi cosa fare per riprendere un pò dei soldi che gli ho prestato, gli alzo un pò il prezzo della benzina...

...e vaffan***o!


lunedì, dicembre 05, 2005

pensieri...

C'è chi dice senza pensare.
C'è chi si appiglia al fatto che tu sei cambiato.
C'è chi nega di aver pensato.
C'è chi ancora pensa ma non ha mai detto.
C'è chi per dire deve pensarci a fondo.
C'è chi non pensa proprio.
C'è chi ti dice fidati di me e come ti volti fugge.
C'è chi è così convinto che ti illude.
C'è chi pensa sia tutto una banalità.
C'è chi banalmente pensa sia tutto importante.
C'è chi si focalizza su delle cose.
C'è chi si focalizza su altre.
C'è chi ti dice ti amo come ti stesse dicendo ciao.
C'è chi neanche ti dice ciao.
C'è chi quando ti dice ciao te lo dice sinceramente.
C'è chi lo dice per circostanza.
C'è chi ti infanga, ti umilia e gode delle tue sconfitte.
C'è chi ti sta vicino solo per gioire delle tue vittorie.
C'è chi ti sostiene per sentirsi a posto con la coscienza.
C'è chi invece lo fa anche se per farlo soffre.
C'è chi ti incoraggia quando tutto va male.
C'è chi ti sveglia.
C'è chi ti rimbambisce di cavolate.
C'è chi crede sarai la persona della sua vita.
C'è chi neanche ti conosce eppure gli stai antipatico.
C'è chi ti conosce e gli stai antipatico.
C'è chi ti illude sia tutto vero.
C'è chi ti costringe a pensare siano tutti egoisti.
C'è chi sforzandosi va avanti.
C'è chi va avanti senza far nulla.
C'è chi va indietro.
C'è chi si prende le proprie responsabilità.
C'è chi non mantiene la parola e gli impegni presi.

C'è chi vorrebbe spiegarti chi c'è....e così siamo tutti.

venerdì, dicembre 02, 2005

Ministri del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica e dell'Economia e delle Finanze,

Ministri del Tesoro
dal al
Corbino Epicarmo
10.12.45 18.09.46
Bertone Giovanni Battista
18.09.46 02.02.47
Campilli Pietro (Fin.-Tesoro)
02.02.47 31.05.47
Einaudi Luigi (Fin.-Tesoro)
31.05.47 06.06.47
Del Vecchio Gustavo
06.06.47 23.05.48
Pella Giuseppe (interim)
23.05.48 27.01.50
Pella Giuseppe
28.01.50 26.07.51
Vanoni Ezio
26.07.51 02.02.52
Pella Giuseppe
02.02.52 17.08.53
Gava Silvio
17.08.53 30.01.56
Vanoni Ezio
30.01.56 16.02.56
Medici Giuseppe
19.02.56 01.07.58
Andreotti Giulio
01.07.58 15.02.59
Tambroni Fernando
15.02.59 25.03.60
Taviani Paolo Emilio
25.03.60 21.02.62
Tremelloni Roberto
21.02.62 21.06.63
Colombo Emilio
21.06.63 06.08.70
Ferrari Aggradi Mario
06.08.70 17.02.72
Colombo Emilio
17.02.72 26.06.72
Malagodi Giovanni
26.06.72 07.07.73
La Malfa Ugo
07.07.73 28.02.74
Colombo Emilio
14.03.74 29.07.76
Stammati Gaetano
29.07.76 10.03.78
Pandolfi Filippo Maria
11.03.78 18.10.80
Andreatta Beniamino
18.10.80 01.12.82
Goria Giovanni Giuseppe
01.12.82 29.07.87
Amato Giuliano
29.07.87 22.07.89
Carli Guido
22.07.89 27.06.92
Barucci Pietro
28.06.92 27.04.93
Barucci Pietro
28.04.93 09.05.94
Dini Lamberto
10.05.94 16.01.95
Dini Lamberto
17.01.95 16.05.96
Ciampi Carlo Azeglio (Ministro del Tesoro, del Bilancio e P.E.)
17.05.96 14.05.99
Amato Giuliano (Ministro del Tesoro, del Bilancio e P.E.)
15.05.99 21.04.2000
Visco Vincenzo
(Ministro del Tesoro, del Bilancio e P.E.)
22.04.00 10.06.01



Ministri del Bilancio e della Programmazione Economica
dal al
Einaudi Luigi
04.06.47 23.05.48
Pella Giuseppe
23.05.48 18.01.54
Vanoni Ezio
18.01.54 16.02.56
Zoli Adone
19.02.56 01.07.58
Medici Giuseppe
01.07.58 15.02.59
Tambroni Fernando
15.02.59 26.07.60
Pella Giuseppe
26.07.60 21.02.62
La Malfa Ugo
21.02.62 21.06.63
Medici Giuseppe
21.06.63 04.12.63
Giolitti Antonio
04.12.63 22.07.64
Pieraccini Giovanni
22.07.64 24.06.68
Colombo Emilio (interim)
24.06.68 12.12.68
Preti Luigi
12.12.68 05.08.69
Caron Giuseppe
05.08.69 27.03.70
Taviani Paolo Emilio
17.02.72 07.07.73
Giolitti Antonio
07.07.73 23.11.74
Andreotti Giulio
23.11.74 29.07.76
Morlino Tommaso
29.07.76 20.03.79
Visentini Bruno
20.03.79 02.08.79
Andreatta Beniamino
02.08.79 04.04.80
La Malfa Giorgio
04.04.80 01.12.82
Bodrato Guido
01.12.82 04.08.83
Romita Pierluigi
04.08.83 17.04.87
Goria Giovanni (Tesoro e Bilancio)
17.04.87 29.07.87
Colombo Emilio
29.07.87 13.04.88
Fanfani Amintore
13.04.88 22.07.89
Cirino Pomicino Paolo
22.07.89 28.06.92
Reviglio Franco
28.06.92 28.04.93
Spaventa Luigi
28.04.93 09.05.94
Pagliarini Giancarlo
10.05.94 16.05.95
Masera Rainer
17.01.95 12.01.96
Fantozzi Augusto (interim)
12.01.96 15.02.96
Arcelli Mario
16.02.96 16.05.96
Ciampi Carlo Azeglio (Ministro del Tesoro, del Bilancio e P.E.)
17.05.96 14.05.99
Amato Giuliano
(Ministro del Tesoro, del
Bilancio e P.E.)
15.05.99 21.04.2000
Visco Vincenzo
(Ministro del Tesoro, del Bilancio e P.E.)
22.04.00 10.06.01



Ministri dell'Economia e delle Finanze
dal al
Tremonti Giulio
11.06.01 03.07.04
Berlusconi Silvio (interim)
03.07.04 16.07.04
Siniscalco Domenico
16.07.04 20.04.05
Siniscalco Domenico
23.04.05 22.09.05
Tremonti Giulio
22.09.05


Tratto da http://www.tesoro.it/web/area_Ministro/ministri.asp

mercoledì, novembre 16, 2005

OLTRE IL GIARDINO - La crisi secondo Berlusconi? Tutta colpa dell’euro di Prodi

da http://www.repubblica.it/supplementi/af/2005/11/07/primopiano/010kruber.html

di ALBERTO STATERA

L'ordine di scuderia è già operativo. La campagna elettorale della Casa delle Libertà per le politiche dell'aprile 2006 s'impernierà sulla "devastazione" dell' euro, di cui è colpevole il Centrosinistra. L'Italia non è più competitiva? Il Pil langue? I prezzi sono aumentati del doppio? I consumi stagnano? La gente non arriva alla fine del mese? Colpa dell'euro e di chi lo volle, fortemente lo volle. Cioè Romano Prodi e Carlo Azeglio Ciampi.
Dopo anni di promesse mancate, di contratti con gli italiani disattesi, di figuracce internazionali, di leggi ad personam, di oscuri affari di famiglia, gli slogan puerili alla "meno tasse per tutti" servono ormai soltanto per le barzellette. Così gli spin doctor del premier uscente, tra i quali sembra sia stato nuovamente reclutato Luigi Crespi, quello in bancarotta che si vanta di aver inventato il contratto con gli italiani siglato sulla lavagnetta di Vespa, hanno scelto slogan "anti", invece che "pro". Al "sogno" berlusconiano non crede neanche più lui, se mai l'ha fatto, come potrebbero più berlo gli elettori dopo quasi un lustro di delusioni? Così, dopo gran ruminare, le teste d'uovo hanno deciso che sullo slogan dei "comunisti" che svuoteranno ancor di più le tasche degli italiani si può giocare la partita elettorale, impapocchiando una campagna mediatica di forte impatto ad uso degli elettori meno avvertiti.
E' vero che è arrivato dopo il senatore Schifani, ma Giulio Tremonti, cui piace fare il primo della classe, ha già lanciato alla grande il tema dell'euroassassino la settimana scorsa a "Ballarò". Saltando di capra in cavoli, senza che nessuno lo interrogasse in proposito, si è lanciato in una denuncia accorata dei danni della moneta unica e in una perorazione della sua vecchia proposta di creare una moneta cartacea da un euro, secondo l'idea nata nel 2002 in una gita in bicicletta con Umberto Bossi da San Candido a Lienz ("42 chilometri!", raccontò "La Padania" paragonandoli a Mao nuotatore nel fiume). Ma ai due spiegarono subito che, a parte i costi per il ritiro delle monete circolanti e gli anni per la predisposizione delle nuove, il Tesoro avrebbe perso alcune centinaia di milioni di euro di "diritti di signoraggio", il provento che le banche centrali realizzano nell'emissione di moneta, a vantaggio della Banca centrale europea.
La performance di Tremonti è comunque lo squillo di tromba, il leit motiv della campagna elettorale. Allora sarà bene che i prossimi avversari televisivi del ministro stesso, del senatore Schifani, del premier e di tutti quelli che si accoderanno sull'euroassassino si muniscano di un aureo libretto di Guido Alborghetti ("Il libro nero del governo Berlusconi"Nutrimenti editore) e mandino a memoria tre o quattro piccoli fatti incontestabili che vi sono citati: 1. Un decreto legge del ministro Tremonti raddoppiò dal primo gennaio 2002 la puntata della giocata minima al Lotto, portandola da mille lire a un euro, cioè 1936,27 lire, affermandone ufficialmente l'equivalenza, senza che alcuno battesse ciglio, tanto meno la task force antiaumento dei prezzi presieduta dal sottosegretario Paolo Bonaiuti; 2. Dalla stessa data il sindaco di Milano Albertini aumentò il prezzo dei biglietti dei mezzi pubblici di trasporto da 1500 lire a un euro (+30 per cento); 3. Il caroeuro ha regalato proprio a Tremonti 6 miliardi di euro di maggiori incassi per Iva e imposte indirette, più o meno l'ammontare della "riduzione delle tasse" della Finanziaria 2004; 4. Senza l'euro avremmo pagato cinque punti di differenziale dei tassi e il costo degli interessi sul debito sarebbe balzato a 80 miliardi di euro, una cifra incommensurabile.
Ergo, con l'euro, Tremonti, Crespi e i loro soci forniscono un ottimo slogan al Centrosinistra: "Grazie Prodi, grazie Ciampi!"

lunedì, ottobre 31, 2005

Intervista all’Avv. Pimpini

Lecce, clamorosa sentenza del G.d.P.: illegittimo il “signoraggio” - Intervista all’Avv. Pimpini

La Banca d’Italia condannata a restituire i soldi ad un cittadino

Una clamorosa sentenza di un Giudice di Pace di Lecce che ha sentenziato la illegittimità del “signoreggio” e condannato la Banca d’Italia a restituire ad un cittadino la somma di € 87,00 illecitamente percepita. Il cittadino che ha proposto azione contro la Banca, è stato assistito dall’Avv. AntonioTanza, presidente dell’Abusbef, un sindacato contro l’usura, e dall’Avv. Chetino Antonio Pampini, che Ap ha intervistato.

Avv. Pampini, cosa è successo a Lecce?

«L’avv. Tanza, Presidente dall’Abusdef, ed io, abbiamo proposto una domanda giudiziaria, nell’interesse di un cittadino residente nella Citta di Lecce, nel solco dell’insegnamento del prof. Giacinto Auriti, sulla ormai nota teoria della Proprietà popolare della moneta. Più in particolare, dopo aver rilevato che la funzione di emissione della moneta è assolutamente distinta e diversa dal prestito di denaro e che, in assenza di alcuna norma, la proprietà della moneta deve essere attribuita ai membri della collettività nazionale interessata, abbiamo evidenziato che, ad oggi, la banca centrale si appropria illegittimamente del valore monetario attuando il cd. signoraggio. Al contrario, il reddito monetario dovrebbe essere attribuito allo Stato (inteso come società organica composta da tutti i cittadini). In precedenza, infatti, attraverso il conio della sua effige sul metalli, il sovrano mostrava alla generalità di esserne il proprietario. In conseguenza di ciò abbiamo chiesto al Giudice di Pace di Lecce di accertare la proprietà della moneta in capo all’intera collettività nazionale, nonché che l’intera massa monetaria in circolazione fosse dichiarata di proprietà dei compenti l’Unione Europea, con l’effetto che il debito pubblico non esiste, dovendo essere, al contrario, ritenuto credito pubblico dei cittadini. Sulla base delle predette richieste d’accertamento, si è chiesto il risarcimento e il rimborso delle somme di cui la banca centrale si è appropriata e, a seguito di un’approfondita ed apprezzabilissima consulenza tecnica, la domanda, così come proposta, è stata accolta e la BCE- Banca d’Italia è stata condannata al pagamento, in favore dell’attore, della somma di €. 87,00, oltre interessi.»

La banca centrale si sarà naturalmente opposta, quali sono state le argomentazioni difensive addotte?

«L’istituto di emissione ha tentato in tutti i modi di contrastare la domanda, ma ciò che credo debba essere sottolineato è che le difese utilizzate non consistevano in un’opposizione nel merito alla domanda del cittadino, quanto in una serie di eccezioni pregiudiziali, come tali volte ad evitare il processo più che ad ottenere una decisione di rigetto nel merito della domanda perché infondata. L’unico argomento di merito, per vero di natura preliminare, è stato quello di contestare il potere dell’Autorità Giudiziaria di statuire sulla materia in quanto inerente alla sovranità e, come tale, non giustiziabile dinanzi ai Tribunali dello Stato, per cui la domanda avrebbe dovuto essere dichiarata improcedibile.»

E su questo aspetto come si è risolto?

«La risposta può essere fornita su due fronti, entrambi confermano la visione profetica del prof. Auriti, che da oltre 40 anni ribadisce il principio che la proprietà della moneta deve essere attribuita ai cittadini e non può essere di una società per azioni con capitale privato e finanche straniero. L’assunto avverso poteva risultare fondato se vi fosse stata una norma che regolamentasse la sovranità monetaria e se il fruitore finale del reddito monetario potesse essere individuato nello Stato, attraverso i singoli componenti la collettività nazione. Entrambi i predetti profili hanno dato risultati negativi.

«E’ stato, comunque, necessario effettuare delle verifiche, per accertare se il reddito monetario fosse stato attribuito ai cittadini in uno dei due modi possibili: uno diretto e l’altro indiretto. Il primo (diretto) poteva essere attuato attraverso l’attribuzione materiale di un reddito pro capite, alla stessa stregua, anche se con segno positivo, del pagamento delle tasse che ogni cittadino è obbligato a versare all’erario, quindi con il riconoscimento di un reddito sociale. Il secondo (attribuzione indiretta) attraverso le forme interne alla banca centrale di ripartizione dell’utile. Andava cioè verificato se il cd. reddito da signoraggio tornava ugualmente a vantaggio dei singoli cittadini perché l’utile aziendale era attribuito allo Stato e quindi ad enti ai quali ovviamente partecipava anche il singolo componente la collettività nazionale. Ebbene, anche se a noi, vicini alla scuola del prof. Auriti, ciò era noto da tempo, è emerso che la banca d’Italia è una società di capitale le cui azioni sono ripartite per il 95% in favore di soggetti privati, mentre solo il 5% appartiene allo stato attraverso l’Inps. Di conseguenza neanche indirettamente il cittadino ne aveva fruito.

«In proposito,» prosegue l’Avv. Pampini, «vorrei sottolineare che il recente dibattito sul governatore Antonio Fazio e sulla banca d’Italia ha confermato quanto appena espresso. Infatti, sebbene i mass media si siano interessati delle querelle tra Governo e Governatore alla stregua di una lite da telenovela, la realtà non è, o meglio non è tanto, quella della durata in carica del governatore, ma della proprietà del capitale sociale della banca centrale. E’ ovvio che lo stato non può decidere né controllare nulla se non è proprietario del capitale sociale dell’istituto di emissione, il quale, infischiandosene e

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ABRUZZOpress – N. 420 del 2 Ottobre ’05 Pag. 2

sbeffeggiando il potere politico, continua a svolgere le sue funzioni di appropriazione indebita della moneta impoverendo, stato e collettività.

«Questo sistema, anche grazie alla rivoluzionaria decisione del Giudice di Pace di Lecce, è destinato a terminare, tanto che, almeno in questa occasione, vi è stata coincidenza tra decisione giudiziaria e volontà del Legislatore, sebbene quest’ultima al momento solo de iure condendo.»

E sull’altro aspetto della contestazione della banca centrale relativa all’improcedibilità perché inerente ad una prerogativa dello stato?

«Sarebbe sufficiente quanto ho espresso in precedenza. Tuttavia, per meglio chiarire, è esaustivo porsi la seguente domanda: “come si fa a sostenere che la sovranità monetaria costituisce prerogativa dello stato se, in realtà, è prerogativa dell’istituto di emissione?” Lo stato non solo nulla conosce, ma neanche dispone, posto che l’autonomia della BCE – ora, e prima della sola banca d’Italia – consente di affermare che tra le prerogative statali non vi è la sovranità monetaria, che, pur in assenza di alcuna norma, è di fatto esercitata dal predetto soggetto privato. Quindi, l’assunto è smentito in radice, senza considerare – poi – che appare sinceramente sorprendente e singolare ritenere che l’Autorità Giudiziaria italiana non possa assumere decisione in relazione ad un bene materiale (moneta) e in riferimento ad una vicenda che riguarda una società di capitali (banca d’Italia).»

Quali sono gli effetti della decisione?

«Come detto, in teoria, ogni cittadino, sulla scorta delle risultanze della predetta decisione potrebbe agire nei confronti della banca d’Italia, nella sua veste di promanazione nazionale della BCE, per il recupero coattivo della somma di €. 87,00 oltre accessori. Tuttavia, mi sento di consigliare di attendere l’esito del giudizio di cassazione, in quanto è certo che sarà proposta l’impugnazione in sede di legittimità, essendo troppo rilevanti gli interessi in gioco e la possibilità di Golia di sottomettere Davide senza combattere, ma semplicemente condizionando il “terreno di scontro”.

«L’auspicio è che, nelle more, si giunga di fatto alla cessazione della materia del contendere, nel senso di epurare i soggetti privati che, quali soci della banca d’Italia SpA, hanno illegittimamente goduto di somme di denaro incredibilmente elevate determinabili in ragione della differenza tra costo tipografico per la stampa della moneta (assolutamente irrisorio) e valore nominale della stessa. A questi, naturalmente, dovrà essere sostituito lo Stato, in modo da garantire che il fruitore finale del reddito monetario sia il singolo cittadino, perché solo così la controversia potrà dirsi definita.

«Sono certo che torni in mente ai tanti che conoscono la Teoria del prof. Auriti, l’esempio mirabile dell’isola deserta. Se, infatti, poniamo il governatore su un’isola deserta con la possibilità di stampare moneta in quantità illimitata, sicuramente non si creerà alcun valore monetario per la decisiva ed inconfutabile circostanza che manca il materiale principale: l’uomo. Solo l’uomo, attraverso la circolazione monetaria, crea il relativo valore, per cui appare assolutamente inaccettabile che tale vantaggio si trasformi in lucro per l’istituto di emissione e poi per l’intero sistema bancario che, avendo il possesso di moneta per un ammontare, a titolo d’esempio, pari a 10 crea moneta, con lo strumento dell’erogazione del credito, per 10.000. Se il potere politico avrà questa forza e riuscirà a far tornare la banca centrale a svolgere funzioni di tipografia, riservando la proprietà della moneta allo Stato – società organica – il beneficio sarà di tutti e per tutti. Resterà solo da comporre il pregresso, anche se non è poco.»

Sembra effettivamente di vedere finalmente affermati i principi del prof. Auriti.

«Ho sempre sostenuto, e di questo il prof. Auriti mi ha sempre dato atto, che la vittoria si è avuta nel momento in cui l’Idea della “Proprietà Popolare della moneta” è stata manifestata. Il tempo per la sua attuazione, anche se è auspicio comune sia il più breve possibile, non ha importanza eccessiva e in verità neanche non ci appartiene, decisivo è aver avuto la fortuna di conoscerla e l’onore di essere a fianco del prof. Auriti. Non dimentichiamo anche le numerose e tangibili persecuzioni che ha dovuto subire per le idee e , soprattutto, per il coraggio che ha avuto nell’esternale. Ricorderà anche lei che, all’indomani del deposito dell’esposto per “usura, truffa e appropriazione indebita” nei confronti dell’allora governatore della banca d’Italia (Ciampi!!!), il sistema bancario ha aggredito il prof. Auriti. Dopo è stato il turno della magistratura che, imbeccata dalla banca d’Italia, nell’occasione dell’esperimento dei Simec a Guardiagrele, ha ritenuto giusto perseguire un uomo per aver svolto un esperimento scientifico, privo di alcuna potenzialità lesiva, volto unicamente a garantire la libertà negoziale ed a restituire alla collettività un bene e un reddito di cui altri, senza titolo e potere, si erano appropriati.»

da http://www.forzanuova.org/Ap420-'05.htm

giovedì, ottobre 20, 2005

Interrogazioni parlamentari dell'onorevole Serena

Interrogazioni on. Serena

SERENA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere -
premesso che:
al titolo XIV (Protezione dei consumatori) del Trattato istitutivo
della Comunità europea, l'articolo 153.1 recita: «Al fine di
promuovere gli interessi dei consumatori e di assicurare un livello
elevato di protezione dei consumatori, la Comunità contribuisce a
tutelare la salute, la sicurezza e gli interessi economici dei
consumatori nonché a promuovere il loro diritto all'informazione,
all'educazione e all'organizzazione per la salvaguardia dei propri
interessi»;
recenti crack finanziari (Parmalat, Cirio Bond Argentina,
Bipop ....) hanno travolto i risparmiatori italiani e non solo;
è emersa l'implicazione di alcuni istituti di credito in particolare
in queste operazioni e che il maggior organo di controllo verso le
attività esercitate dagli stessi istituti di credito è rappresentato
dalla Banca d'Italia;
la Banca d'Italia non è un istituto pubblico ma una società privata,
Bankitalia spa, le cui quote azionarie sono detenute da gruppi
bancari ed assicurativi e che tra questi figurano quelli coinvolti
nelle suddette operazioni -:
se non ritenga che chi deve svolgere il ruolo di «controllore»
(Bankitalia) non debba a sua volta essere «controllato» dai suoi
padroni (istituti di credito azionisti di Bankitalia spa).


SERENA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere -
premesso che:
il valore della moneta è causato non dall'attività dell'organo di
emissione - che predisponendo ed erogando i simboli, determina solo
il presupposto formale del valore monerario - ma dall'accettazione
da parte della collettività;
il Trattato di Maastricht si limita, giustamente, a considerare
solamente la prima fase dell'emissione, ignorando del tutto il
momento creativo del valore monetario (fase dell'accettazione),
tanto è vero che nessuna norma del Trattato considera di chi sia il
diritto di proprietà sull'EURO e come debba essere attribuito;
una volta dimostrato, infatti, che crea il valore della moneta non
chi la emette, ma chi l'accetta, prestare denaro all'atto
dell'emissione significa imporre un costo del denaro del 200 per
cento; per cui se la BCE stampa e presta il denaro senza riserva, i
popoli europei si indebitano verso la BCE per un valore pari a tutto
l'EURO in circolazione -:
di chi sia la proprietà dell'EURO all'atto dell'emissione.